Disturbi alimentari: riconoscere i segnali e chiedere aiuto può fare la differenza

Pubblicato il 8 agosto 2026 alle ore 20:25

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione non sono semplicemente un rapporto “sbagliato” con il cibo.

Sono patologie complesse, che possono coinvolgere profondamente la salute fisica, il benessere psicologico, le relazioni e la qualità della vita. E soprattutto possono comparire molto prima che il problema diventi evidente.

Per questo imparare a riconoscere i segnali e sapere a chi rivolgersi è fondamentale.

L’Istituto Superiore di Sanità considera i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione un problema di salute pubblica di crescente importanza, anche per la loro diffusione, per l’età sempre più precoce di esordio e per la complessità dei fattori che possono contribuire alla loro comparsa.

Non bisogna aspettare che il problema diventi evidente

Uno degli ostacoli più frequenti è pensare che un disturbo alimentare sia riconoscibile solo quando il corpo cambia in modo evidente.

Non è così.

Una persona può soffrire di un disturbo alimentare anche quando il suo peso non sembra particolarmente preoccupante. Può continuare a studiare, lavorare, uscire con gli amici e apparire, agli occhi degli altri, perfettamente “funzionante”.

Dietro questa normalità apparente possono però esserci pensieri e comportamenti sempre più rigidi:

  • una preoccupazione costante per il cibo;
  • il bisogno di controllare quantità e alimenti;
  • l'eliminazione di intere categorie di cibi;
  • il timore intenso di aumentare di peso;
  • abbuffate accompagnate dalla sensazione di perdere il controllo;
  • comportamenti compensatori;
  • attività fisica vissuta come obbligo o punizione;
  • controllo frequente del corpo e del peso;
  • evitamento di situazioni sociali legate al cibo;
  • senso di colpa o vergogna dopo aver mangiato.

Non è la presenza di un singolo comportamento a permettere di stabilire che esista un disturbo. È il cambiamento complessivo nel rapporto con il cibo, con il corpo e con se stessi che dovrebbe attirare l’attenzione.

Il corpo non racconta tutta la storia

Anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata e disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo sono condizioni differenti, ma hanno in comune la possibilità di compromettere significativamente la salute e il funzionamento della persona.

I disturbi alimentari possono infatti associarsi a conseguenze fisiche importanti e a una sofferenza psicologica significativa. Possono inoltre comparire insieme ad altre problematiche, come disturbi d’ansia o dell’umore.

Per questo il peso non può essere utilizzato come unico indicatore della gravità.

Aspettare che una persona diventi estremamente magra, che presenti evidenti conseguenze fisiche o che la situazione diventi “abbastanza grave” significa rischiare di arrivare troppo tardi.

Anche la negazione fa parte del problema

Chiedere aiuto non è sempre semplice.

Chi soffre di un disturbo alimentare può non rendersi pienamente conto della gravità della situazione, può minimizzare ciò che sta accadendo oppure avere paura di perdere il controllo sulle proprie abitudini alimentari.

Anche la famiglia può trovarsi disorientata.

“Ma mangia.”

“Non è poi così magra.”

“È solo molto attenta alla salute.”

“Lo fa perché vuole stare bene.”

“È un periodo.”

Sono pensieri comprensibili, ma possono contribuire a rimandare una valutazione. L’ISS sottolinea proprio come la scarsa consapevolezza del problema, la negazione e lo stigma possano ritardare l’accesso alle cure.

Riconoscere presto significa intervenire prima

Nei disturbi alimentari il tempo è importante. Un intervento precoce può permettere di interrompere più rapidamente il consolidarsi di comportamenti disfunzionali e di ridurre il rischio che il disturbo diventi persistente o cronico.

Non significa necessariamente che sia semplice guarire.

Significa, però, creare prima le condizioni per una presa in carico adeguata.

La gestione dei disturbi alimentari richiede infatti un approccio integrato, che tenga conto contemporaneamente della salute fisica e nutrizionale, degli aspetti psicologici e psichiatrici e della dimensione familiare e sociale.

Non esiste quindi una sola figura professionale che possa necessariamente occuparsi di tutto.

A seconda della situazione possono essere coinvolti medico di medicina generale o pediatra, psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, nutrizionista/dietista e altre figure sanitarie, all'interno di percorsi specialistici appropriati.

Quando è il momento di chiedere aiuto?

Non è necessario aspettare una diagnosi.

Se una persona inizia a modificare profondamente il proprio modo di mangiare, manifesta una crescente paura del cibo o dell’aumento di peso, vive il proprio corpo con sofferenza oppure presenta abbuffate, condotte compensatorie o una crescente rigidità alimentare, è opportuno parlarne con un professionista.

Anche quando non si è sicuri di ciò che sta accadendo.

Chiedere una valutazione non significa dare un'etichetta. Significa fare prevenzione.

Può essere particolarmente importante prestare attenzione quando i cambiamenti riguardano bambini e adolescenti. L'esordio dei disturbi alimentari può infatti verificarsi sempre più precocemente e, durante le fasi dello sviluppo, le conseguenze della malnutrizione possono essere particolarmente rilevanti.

Familiari e adulti di riferimento possono fare la differenza

A volte è proprio una persona vicina a notare per prima che qualcosa è cambiato.

Un genitore.

Un partner.

Un insegnante.

Un medico.

Un amico.

In questi casi non serve diventare investigatori e nemmeno cercare di “far mangiare” la persona a tutti i costi.

Può essere più utile esprimere ciò che si osserva senza giudizio:

“Ho notato che ultimamente il rapporto con il cibo ti sta facendo stare male. Mi preoccupa vederti così. Possiamo chiedere aiuto insieme?”

L'obiettivo non è vincere una discussione. È mantenere aperta la possibilità di chiedere aiuto.

Dove trovare aiuto

Uno degli strumenti più utili oggi disponibile in Italia è la Piattaforma nazionale Disturbi Alimentari dell’Istituto Superiore di Sanità, che permette di orientarsi tra i servizi dedicati ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione presenti sul territorio.

La mappatura viene aggiornata nel tempo e consente di individuare centri di cura e associazioni che si occupano di queste problematiche. A febbraio 2026 la piattaforma riportava 232 strutture complessive: 176 centri di cura e 56 associazioni.

Consulta la Piattaforma nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità

È uno strumento importante perché permette di trasformare una domanda spesso molto difficile — “A chi possiamo rivolgerci?” — in un primo passo concreto verso la cura.

Non serve aspettare di stare abbastanza male

Forse uno dei messaggi più importanti da ricordare è proprio questo: non bisogna aspettare che un disturbo alimentare diventi evidente, grave o incontrollabile per chiedere aiuto.

Prima si riconoscono i segnali, prima è possibile intervenire ; dietro un comportamento alimentare apparentemente incomprensibile non c'è semplicemente una persona che “non sa controllarsi”.

C'è una persona che sta vivendo una difficoltà e che può avere bisogno di essere ascoltata, compresa e accompagnata verso un percorso di cura.

Riconoscere. Intervenire. Chiedere aiuto. Prima.

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