Un attacco di panico può arrivare all'improvviso. E proprio per questo è insidioso. Non dà segnali, non si annuncia. Accade.
Il cuore accelera, il respiro cambia, il corpo si tende. Possono comparire tremori, sudorazione, vertigini, sensazione di debolezza, nodo alla gola, senso di irrealtà o una forte sensazione di pericolo, fin di morte.
La paura può diventare così intensa da far pensare:
“Sto per sentirmi male.”
“Sto per perdere il controllo.”
“Potrebbe succedermi qualcosa di grave.”
Anche quando l'episodio si conclude in pochi minuti (in letteratura, 15-20 minuti, anche se spossatezza e irrequietezza possono permanere per ore), la sua intensità può lasciare una traccia importante. Con la fine dell'attacco di panico, può iniziare infatti la paura che possa succedere nuovamente.
Che cos'è un attacco di panico?
L'attacco di panico è un episodio caratterizzato dalla comparsa improvvisa di una forte paura o di un intenso disagio, accompagnato da sintomi fisici e psicologici.
Può comparire anche quando apparentemente non c'è un pericolo immediato: un qualcosa che nell'antichità serviva per proteggerci dai pericoli reali (predatori) e che è rimasto ancorato dentro di noi, come reazione di attacco e fuga dal pericolo, anche quando non è reale.
Questo è uno degli aspetti che possono renderlo particolarmente difficile da comprendere:
“Se non c'è nessun pericolo, perché il mio corpo reagisce in questo modo?”
La risposta ha a che fare con il sistema di allarme del nostro organismo.
Quando percepiamo una minaccia, reale o interpretata come tale, il corpo si prepara ad affrontarla. Aumentano l'attivazione e la vigilanza e possono comparire diverse sensazioni fisiche.
Durante un attacco di panico, questo sistema può attivarsi in modo molto intenso anche in assenza di un pericolo esterno immediatamente riconoscibile.
Non è che il corpo “impazzisca”: sta attivando un sistema di protezione.
Quali sono i sintomi degli attacchi di panico?
Le manifestazioni possono essere diverse da persona a persona.
Tra le più frequenti ci sono:
- palpitazioni o aumento della frequenza cardiaca;
- sensazione di mancanza d'aria;
- respirazione accelerata;
- tremori;
- sudorazione;
- sensazione di vertigine o instabilità;
- nausea o fastidio allo stomaco;
- sensazioni di caldo o freddo;
- formicolii;
- tensione muscolare;
- sensazione di estraneità o irrealtà;
- paura di perdere il controllo;
- paura di svenire;
- paura di morire.
Non è necessario che siano presenti tutti questi sintomi, ogni persona può sperimentare l'attacco in modo diverso, con una diversa combinazione e presenza della sintomatologia sopra elencata.
Perché arriva un attacco di panico?
Non esiste una sola causa. Gli attacchi di panico possono comparire in periodi caratterizzati da forte stress, cambiamenti importanti, difficoltà emotive, stanchezza o situazioni che hanno progressivamente aumentato il livello di attivazione della persona.
A volte, invece, il primo episodio sembra arrivare “dal nulla” e proprio per questopuò essere particolarmente destabilizzante.
Dopo il primo attacco, infatti, molte persone iniziano a chiedersi:
“Perché è successo?”
“E se succedesse di nuovo?”
“Come posso essere sicuro che non mi ricapiti?”
Ed è proprio qui che può iniziare un secondo problema: la paura del prossimo attacco.
La paura della paura
Dopo un primo attacco di panico si può diventare più attenti alle proprie sensazioni corporee.
Il battito del cuore viene controllato.
La respirazione viene osservata.
Una leggera vertigine può diventare motivo di preoccupazione.
Una sensazione fisica normale può essere interpretata come il segnale che sta per iniziare un nuovo attacco.
Può così instaurarsi un circolo vizioso difficile da interrompere:
- sensazione fisica
- interpretazione di pericolo
- paura
- aumento dell'attivazione
- sensazioni fisiche più intense
- ulteriore paura
La persona può quindi iniziare a temere non soltanto ciò che sta accadendo, ma anche ciò che potrebbe accadere.
Perché si iniziano a evitare alcune situazioni?
Quando una situazione viene associata alla possibilità di avere un attacco di panico, è naturale cercare di evitarla.
Si può iniziare a:
- non guidare;
- evitare autostrade o luoghi lontani da casa;
- evitare mezzi pubblici;
- non entrare in luoghi affollati;
- evitare di stare da soli;
- rinunciare a viaggi o vacanze;
- uscire soltanto accompagnati;
- controllare continuamente dove si trovano le vie di uscita;
- avere sempre con sé una persona considerata “sicura”.
L'evitamento può dare un sollievo immediato.
“Non sono entrata in quel posto e quindi non è successo nulla.”
Il problema è che questa esperienza può involontariamente rafforzare l'idea:
“Se non avessi evitato, sarebbe successo qualcosa.”
In questo modo la vita inizia a divenire, progressivamente, sempre più piccola. Limitata. Invalidante.
Un attacco di panico può cambiare il modo in cui vivi la quotidianità
Il problema, quindi, non è sempre soltanto l'attacco ma tutto ciò che viene costruito intorno alla paura dell'attacco.
Controlli.
Evitamenti.
Rassicurazioni.
Strategie per sentirsi al sicuro.
Rinunce.
Anticipazioni.
Più la persona cerca di essere certa che l'attacco non possa accadere, più può diventare attenta a ogni possibile segnale di pericolo.
E questo può mantenere elevato il livello di allerta.
Cosa fare durante un attacco di panico?
Durante un episodio molto intenso, l'obiettivo non dovrebbe essere quello di combattere disperatamente ogni sensazione. Può essere più utile imparare a riconoscere ciò che sta accadendo senza interpretare automaticamente ogni sensazione come un segnale di pericolo.
Può aiutare:
- ricordarsi che l'attivazione tende a raggiungere un picco e poi diminuire;
- cercare di non controllare continuamente il proprio corpo;
- osservare le sensazioni senza trasformarle immediatamente in una previsione catastrofica;
- evitare, quando possibile, di mettere in atto comportamenti di fuga o controllo che rinforzano la paura;
- praticare respirazione diaframmatica
- imparare strategie di regolazione dell'attivazione corporea.
Naturalmente, nuovi o importanti sintomi fisici non dovrebbero essere automaticamente attribuiti all'ansia: quando necessario è importante rivolgersi al proprio medico per escludere cause organiche.
Come si affrontano gli attacchi di panico?
Un percorso psicologico può aiutare a comprendere il funzionamento specifico dell'ansia e del panico nella propria esperienza.
Il lavoro può riguardare diversi aspetti:
Comprendere cosa accade
Conoscere il rapporto tra sensazioni corporee, pensieri, emozioni e comportamenti permette di osservare il panico con maggiore consapevolezza.
Riconoscere i meccanismi che mantengono la paura
Controllo, evitamento e ricerca continua di rassicurazioni possono contribuire a mantenere il problema.
Lavorare sulla paura delle sensazioni corporee
Imparare a riconoscere le sensazioni fisiche senza interpretarle automaticamente come segnali di pericolo può ridurre progressivamente la loro capacità di spaventare.
Recuperare libertà
L'obiettivo non è costruire una vita nella quale essere certi che un attacco non arriverà mai. È poter tornare a vivere anche senza avere bisogno di controllare continuamente ciò che potrebbe succedere.
Quando è il momento di chiedere aiuto?
Può essere utile chiedere un supporto psicologico se:
- hai avuto uno o più attacchi di panico;
- vivi nella paura che possano tornare;
- hai iniziato a evitare luoghi o situazioni;
- hai smesso di guidare o viaggiare per paura di stare male;
- hai bisogno di essere accompagnato per sentirti al sicuro;
- controlli frequentemente il battito, la respirazione o altre sensazioni corporee;
- l'ansia sta limitando la tua vita quotidiana;
- senti che stai organizzando la tua vita intorno alla paura.
Non è necessario aspettare che il problema diventi invalidante.
Attacchi di panico a Conegliano
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